Bogliasco - Guida Turistica

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Parrocchia e Chiese del Comune di Bogliasco
  La parrocchia di Bogliasco è dedicata alla Natività di Maria Santissima, risale al XII secolo e fu interamente ricostruita dal 1731 al 1737 dal famoso architetto Antonio Maria Ricca, di cui costituisce forse il capolavoro. Al suo interno opere di grande valore artistico fra cui un Crocifisso del Maragliano ed una tela attribuita a Giovanni Andrea De Ferrari ed altre minori. La chiesa di Sessarego è Parrocchia ed è dedicata alla Madonna della Neve ed all'Ascensione, con tre altari ed una statua della Madonna della Neve e dotata anche di un grandioso Crocifisso processionale. San Bernardo e Poggio possono considerarsi un'unica frazione, tanto è vero che la loro storia coincide e sono state unite a Bogliasco solo alla fine della II guerra mondiale. Hanno la chiesa in comune costituita da un'unica navata con tre altari, ristrutturata nel 1870 e nel 1919.
  Pregevoli anche l'Oratorio di S. Chiara del 1403 (Crocifisso del Maragliano) e la cappella di N.S. delle Grazie (1925), costruita sull'antico cimitero. Sulle alture di Bogliasco, ma nel Comune di Pieve, il Santuario di S. Croce, piuttosto antico e meta di gite e pellegrinaggi. Da S. Bernardo fino alla cima del Monte è stata costituita una Via Crucis con stazioni in ferro battuto.(testo liberamente tratto dal libro "Storia di Bogliasco" del Prof. Prospero Schiaffino - storico di Bogliasco) Chiesa di Sessarego. Dedicata all'Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo e alla Nostra Signora della Neve. Oltre ai tre altari è presente la statua della Madonna della Neve e un notevole Crocifisso portato nelle feste patronali in processione. Chiesa di San Bernardo e Poggio. Due frazioni differenti, ma completamente unite in un unica chiesa ad un'unica navata, con tre altari. Restaurata nel 1870 e più recentemente nel 1919.
La Chiesa di Santa Chiara
L'ORATORIO DELLA CONFRATERNITA DI SANTA CHIARA
  Risale al 1403 la fondazione della Confraternita di Santa Chiara a Bogliasco sorta probabilmente sulla scia del passaggio del movimento dei Bianchi di Provenza del 1399 che predicavano pace e misericordia tra le popolazioni. La Confraternita di Santa Chiara sin dall'inizio fu finalizzata, oltreché all'aiuto reciproco tra i propri aderenti, anche e soprattutto al suffragio dei defunti ed alla loro tumulazione. Della sua esistenza, già nel XVI secolo esiste numerosa documentazione in atti notarili ed un documento fondamentale che ne conferma l'esistenza, è il resoconto della Visita apostolica alle chiese della Diocesi di Genova, fatta da mons. Francesco Bossi nel 1582. In esso il Bossi segnalava il buono stato dell'edificio, aggiungendo alcune note riferite agli arredi liturgici. Nella prima metà del Seicento, l'edificio fu completamente ricostruito ed ampliato nelle forme attuali; si iniziò quindi quella generale opera di arricchimento che sarebbe culminata nel XVIII secolo. La Confraternita si diede pure una precisa organizzazione interna, con lo Statuto del 1654 dove erano definite funzioni ed incarichi. Essa era, ed è, governato da un Consiglio direttivo eletto dall'Assemblea dei soci. I sistemi di votazione erano effettuati col cosiddetto sistema delle "palle bianche o nere": si utilizzava un bussolotto diviso in due sezioni, una bianca ed una nera, dove l'elettore apponeva il suo voto con un sassolino o una palla o un fagiolo.
  Nel corso del Seicento e per tutto il secolo successivo, la chiesa della Confraternita si arricchí di opere d'arte, formando un inestimabile patrimonio artistico. Nel 1602 fu commissionato il dipinto raffigurante Santa Chiara con altri Santi, tutt'oggi visibile nel presbiterio. Il quadro, recentemente restaurato è attribuito ad un pittore della scuola di Luca Cambiaso. Nella chiesa di Santa Chiara è poi conservata l'unica opera documentata del figlio di Anton Maria Maragliano, Giovanni Battista. L'opera, del 1714, è un crocifisso ligneo che ricorda le delicate ed armoniose sculture del padre. Il Cristo è stato restaurato nel 1988. Sempre nel corso del Settecento la Confraternita dotò la chiesa del coro e delle panche intagliate in legno, secondo la classica architettura degli oratori liguri. Le panche in controfacciata, probabilmente antecedenti, erano riservate alle riunioni del Consiglio, separando idealmente l'area dell'edificio dedicata alle funzioni religiose, con l'altare ed i suoi arredi, dall'area più propriamente laica, dove si discuteva l'attività della Confraternita. Sul finire del Settecento, la Chiesa parrocchiale di Bogliasco, cedette alla Confraternita l'altare in marmo avendo sostituito il proprio. Scolpito, agli inizi del settecento, dallo scultore G.B. Stella, l'altare, possiede delicate decorazioni barocche, quali lo stemma mariano sul paliotto e le testine di cherubini. Molto bella è pure la porticina del tabernacolo, con un Gesù Bambino dipinto su rame. Ancora dalla Chiesa parrocchiale proviene il settecentesco organo, opera di Lorenzo Roccatagliata, che probabilmente agli inizi del XIX sec. fu installato nell'Oratorio. Restaurato nel 1994 dalla ditta Pedrini di Cremona, lo strumento possiede una straordinaria sonorità.
  Merita un particolare accenno un grande quadro posto sulla parete destra, raffigurante i Santi Rocco e Pantaleone e Santa Firmina. Il quadro, del 1759, è di autore sconosciuto e, dal punto di vista iconografico, presenta una caratteristica molto interessante: in basso è raffigurata quella che forse è la più antica veduta di Bogliasco, con la Parrocchiale e la vecchia cappella di S. Rocco, oggi scomparsa, dalla quale il quadro proviene. Meritano infine un accenno, per la loro spettacolarità, i maestosi crocifissi portati annualmente in processione in occasione delle festività patronali. (N.S. del Carmine, 16 luglio, Santa Chiara, 11 agosto). Sono opere di questo secolo e di artisti pressoché sconosciuti; è tuttavia grandioso lo spettacolo della processione per le vie del paese, con questi crocifissi del peso assai prossimo al quintale ed anche più, portati in particolare equilibrio dai confratelli di S. Chiara. La manifestazione assume a volte anche contorni di folclore, mantenendo sempre, tuttavia, una radicata religiosità in chi vi partecipa. Cappella di Nostra Signora delle Grazie, costruita nell'antico cimitero nel 1925.